Cos'è e come funziona una VPN, e che cosa non fa

Che cosa fa davvero una VPN, che cosa il fornitore vede comunque, quando serve e quando non serve a niente.

Come funziona una VPN: il traffico passa in un tunnel cifrato fino al server del fornitore, che da lì raggiunge Internet

In breve: una VPN sposta il tuo traffico dentro un tunnel cifrato fino a un server del fornitore, che poi esce su Internet al posto tuo. Nasconde quello che fai al tuo operatore e alla rete a cui sei collegato, ma non ti rende anonimo: quello che prima vedeva l'operatore, ora lo vede il fornitore della VPN. Per questo l'unica scelta che conta davvero è di chi ti fidi.

Guida riscritta e verificata ad agosto 2026, con le indicazioni pubbliche di EFF e FTC sulle promesse esagerate del settore.

Che cos'è una VPN

VPN sta per Virtual Private Network, rete privata virtuale. Nella pratica è un servizio che crea un tunnel cifrato fra il tuo dispositivo e un server gestito da chi fornisce il servizio. Da lì in poi il traffico esce su Internet con l'indirizzo IP di quel server, non con il tuo.

Il risultato è duplice. Chi sta sulla tua rete — l'operatore, il Wi-Fi dell'hotel, la rete dell'ufficio — vede che stai parlando con un server VPN e nient'altro. E i siti che raggiungi vedono arrivare la connessione da quel server, quindi dal paese in cui si trova.

Come funziona, e chi vede che cosa

Senza VPN l'operatore vede quali siti apri; con la VPN vede solo che usi una VPN, ma il fornitore della VPN vede esattamente quello che prima vedeva l'operatore.
Una VPN non elimina chi ti vede: sposta la fiducia dall'operatore al fornitore del servizio.

È il punto che le pubblicità del settore tendono a saltare, e lo dice senza giri di parole la Federal Trade Commission statunitense: una VPN «non ti rende anonimo, sposta soltanto la fiducia da quelle reti al fornitore dell'app VPN». La Electronic Frontier Foundation arriva alla stessa conclusione: i dati di navigazione che vengono nascosti all'operatore restano tutti visibili a chi gestisce la VPN.

Da qui discende tutto il resto: se il fornitore conserva registri, o se è tenuto per legge a consegnarli, non hai guadagnato riservatezza — l'hai solo spostata di mano.

Che cosa una VPN non fa

  • Non ti rende anonimo. Se accedi al tuo account Google o Facebook, sanno chi sei a prescindere dall'indirizzo IP.
  • Non ti protegge dai virus né dal phishing: cifra il trasporto, non controlla quello che scarichi o i siti su cui inserisci le password.
  • Non rende sicuro un sito insicuro. Il lucchetto del browser lo dà HTTPS, che ormai c'è quasi ovunque e vale anche senza VPN.
  • Non serve per i pagamenti online: quelli viaggiano già cifrati fra il tuo browser e la banca.
  • Non rende legale ciò che non lo è, e non cancella le tracce lasciate dentro gli account a cui sei collegato.
  • Non è un DNS cifrato. Sono due cose diverse che spesso vengono confuse: se ti interessa solo che le richieste dei nomi non viaggino in chiaro, ti basta il DNS cifrato spiegato nella nostra guida ai DNS, senza instradare tutto il traffico altrove.

Quando serve davvero, e quando no

Casi in cui una VPN aiuta: rete altrui non fidata, censura o blocchi di rete, accesso alla rete aziendale, sottrarre la navigazione al proprio operatore. Casi in cui non serve: anonimato, virus e phishing, pagamenti online, account gia collegati.
Quattro situazioni in cui una VPN risolve un problema reale, e quattro in cui non cambia niente.

Le due situazioni in cui l'EFF la considera davvero utile sono la rete di qualcun altro e la rete che blocca. Su un Wi-Fi pubblico non fidato la VPN sottrae il traffico a chi gestisce quella rete; dove una connessione filtra o censura, la VPN aggira il blocco facendo uscire la connessione altrove.

Ci sono poi due usi meno raccontati ma concreti: collegarsi alla rete aziendale da fuori, che è il motivo per cui le VPN esistono da prima che diventassero un prodotto di consumo, e sottrarre la cronologia di navigazione al proprio operatore, se è quello il soggetto da cui vuoi difenderti — consapevole che la stai consegnando a un altro.

Come si sceglie

  • Chi è e dove ha sede. La giurisdizione decide quali obblighi di conservazione e consegna dei dati ha il fornitore.
  • Politica di non registrazione, verificata da terzi. «No log» scritto sul sito è un'affermazione commerciale; una verifica indipendente pubblicata è un'altra cosa. Guarda se esiste, chi l'ha fatta e di quando è.
  • Protocolli moderni. Oggi lo standard è WireGuard, affiancato da OpenVPN. Diffida di protocolli proprietari non documentati.
  • Kill switch. Se il tunnel cade, blocca il traffico invece di lasciarlo uscire in chiaro senza che tu te ne accorga.
  • Dispositivi coperti e numero di connessioni, se ti serve su telefono, computer e televisore insieme.
  • Prezzo reale. Le offerte pluriennali vanno confrontate sul rinnovo, non sul primo periodo.

Perché diffidare delle VPN gratuite

Un servizio VPN costa banda e server: se non paghi tu, paga qualcun altro, e di norma lo fa comprando i tuoi dati. La FTC segnala proprio questo, e cioè che molte app VPN sono gratuite perché vendono pubblicità dentro l'app o perché condividono le informazioni degli utenti con terze parti, quando non instradano direttamente il traffico attraverso di esse.

Il paradosso è evidente: si installa una VPN per sottrarre la navigazione a chi la osserva, e si finisce per consegnarla a un soggetto meno trasparente dell'operatore di partenza.

È legale usare una VPN?

In Italia e nell'Unione Europea usare una VPN è legale, ed è uno strumento di lavoro ordinario per chi si collega alla rete aziendale da remoto. Resta illegale quello che è illegale anche senza: la VPN non cambia la natura di ciò che fai.

Discorso a parte per i cataloghi esteri dei servizi di streaming: aggirare i blocchi geografici di solito non è un reato, ma viola le condizioni d'uso del servizio, che può sospendere l'account. E diversi paesi fuori dall'UE regolano o vietano le VPN: se viaggi, informati prima.

Quale VPN usiamo noi

Fra i servizi a pagamento con protocolli moderni, kill switch e applicazioni per tutti i sistemi, quello che teniamo in prova da più tempo è NordVPN. Vale però la premessa di tutta questa guida: nessun fornitore ti rende anonimo, e la scelta resta una questione di fiducia — leggi la sua informativa e le verifiche indipendenti prima di sottoscrivere.

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Domande frequenti

Una VPN mi rende anonimo?

No. Nasconde il traffico al tuo operatore e alla rete a cui sei collegato, ma il fornitore della VPN vede quello che prima vedeva l'operatore. E se accedi ai tuoi account, quelli sanno comunque chi sei.

Una VPN rallenta la connessione?

Un po' sì: il traffico fa un giro in più e viene cifrato. Con protocolli moderni e un server vicino la differenza è spesso trascurabile; con un server dall'altra parte del mondo si sente.

Serve una VPN sul Wi-Fi del bar o dell'hotel?

È il caso in cui aiuta di più, perché sottrae il traffico a chi gestisce quella rete. Va detto che oggi quasi tutti i siti usano HTTPS, quindi il contenuto è già cifrato: la VPN nasconde soprattutto quali siti visiti.

Posso usare una VPN per vedere il catalogo estero di Netflix?

Tecnicamente spesso funziona, ma viola le condizioni d'uso del servizio, che può limitare o sospendere l'account. Non è un reato, è una violazione contrattuale.

Che differenza c'è tra VPN e DNS cifrato?

Il DNS cifrato protegge solo le richieste che traducono i nomi dei siti in indirizzi. Una VPN sposta tutto il traffico. Se ti interessa solo la prima cosa, non ti serve la seconda.

Le VPN gratuite sono affidabili?

Di norma no. Server e banda costano: se il servizio è gratuito il modello di ricavo è di solito la pubblicità o la cessione dei dati, cioè l'opposto del motivo per cui installi una VPN.

Usare una VPN è legale in Italia?

Sì. È anche uno strumento di lavoro ordinario per il collegamento da remoto alla rete aziendale. Resta illegale ciò che lo sarebbe comunque.

Fonti ufficiali